25 luglio 2013

La violenza quotidiana

Uxoricidio, delitto d’onore, incidente domestico, femminicidio: sono tanti i nomi attribuiti ai delitti commessi contro le donne. Andando a ritroso nella storia europea e non, troviamo svariati e numerosi casi d’assassinio e violenza di ogni genere sul “sesso debole”. Io oserei dire debole perché carente di diritti che la legge e lo Stato hanno l’obbligo di tutelare e garantire.

Ma è proprio in merito alla questione diritti che l’Italia il 28 maggio 2013 fa un passo avanti, approvando con 545 voti favorevoli alla Camera dei Deputati la ratifica della Convenzione di Istanbul del 2011, che ha la finalità e lo scopo di tutelare e prevenire le donne da qualsiasi forma di violenza, oltre a fornire sostegno alle vittime e di perseguire gli autori del reato.
Bisogna precisare che affinché la convenzione di Istanbul, diventi valida dovrà essere ratificata da almeno 10 Stati di cui 8 facenti parte del Consiglio d’Europa. L’Italia in questo ha avuto un ruolo di traino, verso quei paesi che non hanno ancora sottoscritto la convenzione.

Il tema della violenza sulle donne in Italia è all'ordine del giorno ed è sempre più urgente la richiesta della popolazione femminile d’essere tutelata a livello legislativo, ma per far si che ciò accada c’è bisogno di fondi e risorse da poter investire. Allo stato attuale, la situazione italiana di crisi, perdita o assenza di posti di lavoro sembra essere l’urgenza indiscutibile e primaria del paese.

Spesso, però, è necessario ricordare che le vittime di queste violenze sono anche il frutto di una realtà di degrado civile. In questo ambito giocano un ruolo importante le associazioni, i consultori e i centri d’ascolto e recupero che si occupano delle vittime. Il loro ruolo diventa sempre più frequentemente l'unico tramite ritenuto sicuro dalle vittime per denunciare la violenza subita alle istituzioni competenti.

La Convenzione aspetta di ottenere una copertura finanziaria necessaria per permettere la realizzazione dei concreti interventi di sostegno. A quanto pare all'interno del “decreto del fare” non ci sono voci inerenti a questo aspetto, così spinoso eppure così importante, senza contare che le amministrazioni locali si trovano spesso a dover tagliare su settori come quello sociale, negando spesso un aiuto fondamentale a settori erroneamente considerati secondari.

E’ lampante e viva l’urgenza, a livello nazionale, di una tutela dei diritti delle donne, oltre a leggi più severe sui reati di violenza con l'aggravante dell'omofobia. Il Movimento 5 Stelle si è fatto promotore, alla Camera e al Senato, della discussione sulla ratifica della Convenzione di Istanbul, oltre al ruolo di promotore di una legge contro l’omofobia. Ancora una volta, però, per bocca degli stessi promotori della legge, un provvedimento per combattere omofobia e transfobia si è risolto in un compromesso al ribasso, l'ennesima bolla di sapone di chi durante la campagna elettorale promette e dimentica, una volta eletto.

Mi chiedo: che senso ha l'approvazione della Convenzione di Istanbul se non è accompagnata dalla messa in atto della stessa, se viene addirittura trascurata dalla necessaria discussione d'aula, o se non viene completata con una legge degna di tale nome, per prevenire e punire la violenza contro le donne? Chi è allora a fare solo propaganda politica

Mariana Di Bari